Leggenda

Si racconta che un certo Antonio Furnari abitasse, ai tempi di Ruggero II d'Altavilla, in una casupola di muri a secco (sorta sul luogo dove poi sorse il castello sulle cui rovine fu costruita l'attuale "Chiesa Madre"), e ivi condusse una povera vita da contadino.
Un giorno, Ruggero, che con alcuni compagni si trovava a caccia nella zona, ebbe un cane ferito da un arciere inesperto, e poiché egli era molto affezionato, faceva di tutto per soccorrerlo, ma invano; la ferita precariamente tamponata continuava a sanguinare.
Fu così che Ruggero II d'Altavilla incontrò il sentiero del bosco che conduceva alla casetta di Antonio Furnari.
Il contadino mise a disposizione delle bende, acqua, olio; lavò la ferita, vi applicò un impasto di "niputedda" (erba curativa) e la fasciò. Il cane, però, non poteva muoversi ed il padrone, non potendo far altro, lo dovette lasciare nelle mani del contadino, dicendogli che sarebbe un giorno passato a riprenderselo.
Antonio Furnari, nonostante vivesse in miseria, curò amorevolmente il cane che in breve tempo guarì.
Passarono mesi, il padrone non tornava ed il povero contadino, deriso dai conoscenti, per mantenere la parola data, si toglieva il pane dalla bocca per darlo al bellissimo levriero.
Ma, ecco un giorno arrivare, a suon di tromba, un drappello di soldati, preceduto da uno stendardo.
Fra questi c'era il padrone del cane: era il re Ruggero II, vide il cane guarito e con modo spontaneo si tolse la spada e, posandola sulla spada del Furnari, lo nominò barone assegnandogli in dono le terre che costituiscono, in atto, il territorio del Comune.
Il suo stemma sarebbe stato un cane in campo rosso, con la scritta "FINCHÈ VENGA", a simboleggiare la fedeltà dimostrata da Antonio Furnari.

Storia

Verso la fine del XIV secolo, Filippo Furnari ottenne da Federico II, in cambio dei servizi a lui prestati, il titolo di barone di un territorio dove costruì un castello, che fu ben presto attorniato da piccole case, dando così origine ad un borgo feudale che, per oltre quattro secoli, fu governato dai suoi discendenti.
Nel 1691 i Furnari vendettero la terra ai Marziano che ne conservarono il possesso fino al 1813 quando il Parlamento siciliano aboliva i diritti feudali e Furnari iniziava la sua vita di Comune.
Lo stemma, adottato dal Comune all'atto della sua costituzione nel 1813, è l'unico legame tra storia e leggenda.
Anche se indirettamente, esiste un'illustre testimonianza, quella di Ludovico Ariosto, che, nel citare, nel suo Orlando Furioso, lo stemma di Furnari, tale legame rafforza:
« Un can d'argento aver vuole Olivieroche giaccia e che la lassa abbia sul dossocon il motto che dica:Finché venga... »
Poiché l'Ariosto soggiornò a lungo a Genova, patria di Filippo Furnari, non è difficile che il poeta girovago abbia visto, in quella città, lo stemma, sul portale di un vecchio palazzo dei Furnari.

Geografia di Furnari

Si estende su una superficie di 1.300 ettari di territorio per una densità abitativa di 253 abitanti per chilometro quadrato.
Sorge in una zona collinare dal Monte Croce (fa parte dei Monti Peloritani) arrivando al Mar Tirreno.
Confina ad est con Mazzarrà Sant'Andrea, ad ovest con Falcone, a sud-est con Tripi, ed a sud-ovest con Terme Vigliatore.
Dista 249 km da Agrigento, 215 km da Caltanissetta, 124 km da Catania, 174 km da Enna, 55 km da Messina, alla cui provincia appartiene, 214 km da Palermo, 228 km da Ragusa, 183 km da Siracusa, 313 km da Trapani.