Si racconta che un certo Antonio Furnari abitasse, ai tempi di Ruggero II d'Altavilla, in una casupola di muri a secco (sorta sul luogo dove poi sorse il castello sulle cui rovine fu costruita l'attuale "Chiesa Madre"), e ivi condusse una povera vita da contadino.
Un giorno, Ruggero, che con alcuni compagni si trovava a caccia nella zona, ebbe un cane ferito da un arciere inesperto, e poiché egli era molto affezionato, faceva di tutto per soccorrerlo, ma invano; la ferita precariamente tamponata continuava a sanguinare.
Fu così che Ruggero II d'Altavilla incontrò il sentiero del bosco che conduceva alla casetta di Antonio Furnari.
Il contadino mise a disposizione delle bende, acqua, olio; lavò la ferita, vi applicò un impasto di "niputedda" (erba curativa) e la fasciò. Il cane, però, non poteva muoversi ed il padrone, non potendo far altro, lo dovette lasciare nelle mani del contadino, dicendogli che sarebbe un giorno passato a riprenderselo.
Antonio Furnari, nonostante vivesse in miseria, curò amorevolmente il cane che in breve tempo guarì.
Passarono mesi, il padrone non tornava ed il povero contadino, deriso dai conoscenti, per mantenere la parola data, si toglieva il pane dalla bocca per darlo al bellissimo levriero.
Ma, ecco un giorno arrivare, a suon di tromba, un drappello di soldati, preceduto da uno stendardo.
Fra questi c'era il padrone del cane: era il re Ruggero II, vide il cane guarito e con modo spontaneo si tolse la spada e, posandola sulla spada del Furnari, lo nominò barone assegnandogli in dono le terre che costituiscono, in atto, il territorio del Comune.
Il suo stemma sarebbe stato un cane in campo rosso, con la scritta "FINCHÈ VENGA", a simboleggiare la fedeltà dimostrata da Antonio Furnari.
Nessun commento:
Posta un commento